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Il segno del nuovo nel governo? Se sarà fatto di metà donne e metà uomini

14 Feb

A seguito un articolo di Elisabetta Addis sull’Huffington Post Italia. Elisabetta ci ricorda che, oltre le polemiche e indipendentemente dai leader, ci sono battaglie che vanno combattute tutti i giorni a cominciare da oggi. Come la battaglia per la parita’ di rappresentanza in parlamento. Secondo le economiste di Valorizzare le donne conviene «la causa della stasi, negli ultimi decenni, delle rivoluzioni delle donne italiane è forse dovuta al fatto che la rivoluzione nella politica non è ancora cominciata». Io dico che e’ ora di farla cominciare, questa rivoluzione, per esempio firmando la petizione #NOICISIAMO. Quando? Ora. Perche’ scusate ma Se Non Ora, Quando? 

factory-x-paritariaTre anni fa, Il 13 febbraio 2011, un milione di donne e uomini amici delle donne scese in piazza con la manifestazione Se Non Ora Quando per rivendicare dignità per le donne italiane. Fu l’inizio di un nuovo ciclo politico, la rottura della rassegnazione alla sconfitta culturale e politica al Berlusconismo, quella sconfitta che ci ha regalato il Porcellum, laGiovanardi-Fini, la legge sulla procreazione assistita e altre ignominie. Fummo coraggiose, arrischiate. Eravamo nell’angolo, ne siamo uscite, e per noi molto è cambiato: ora si parla di contrasto del femminicidio, di cambiare l’immagine delle donne nei media, ora si parla di vietare le dimissioni in bianco per le giovani lavoratrici, ora si parla di democrazia paritaria. Domani, 14 febbraio, si balla a Piazza di Spagna con One Million Rising, per la giustizia verso le donne, come in tutte le altre capitali d’Europa.

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Le donne e i partiti: quello che l’America ci può insegnare

6 Ago

Un mio articolo sull’ Huffington Post Italia.

La scorsa settimana negli Stati Uniti, Democratici e Repubblicani hanno lanciato le rispettive “agende rosa”, cioè due programmi tesi a promuovere le pari opportunità di genere e fomentare la partecipazione politica femminile. Alla base per entrambi c’è il desiderio di accattivarsi un elettorato femminile che si è visto essere sempre più importante nel corso delle ultime elezioni.

Nancy Pelosi, Leader della Minoranza al Congresso, ha presentato l’“Agenda Economica per Donne e Bambini”, che introduce proposte di legge su alcuni punti considerati chiave dalle americane. Tra loro: equo salario, giorni di malattia e di maternità/paternità garantiti (gli Stati Uniti sono uno dei tre Paesi al mono e l’unico del mondo sviluppato a non prevedere il congedo di maternità obbligatorio) e accesso a servizi per l’infanzia dal costo abbordabile (il costo medio per un anno di nido negli Stati Uniti è tra i $4,000 e i $12,000. A New York, poi, si aggira sui $20,000). Per i Democrats, la volontà di arrivare all’elettorato femminile attraverso candidate donne e programmi ad hoc non è nuova. Già dal 1985, l’organizzazione di donne Emily’s List si adopera per far eleggere candidate favorevoli ai diritti riproduttivi all’interno del Partito Democratico, raccogliendo fondi per le loro campagne e unificando l’elettorato femminile intorno a loro.

Per i Repubblicani, Sharon Day, Co-Presidente del Republican National Committee, ha lanciato il progetto “Crescere”, teso a far aumentare di 150 il numero (e quindi il peso relativo e assoluto) delle donne nel partito.

In anticipo rispetto alle prossime elezioni presidenziali ma a pochi mesi da molte elezioni statali, i partiti americani vogliono quindi avvicinarsi all’elettorato femminile, chiave in quanto rappresenta una parte importante dello “swing vote”, cioè quel voto che può’ cambiare da elezione a elezione, a seconda dei programmi e delle performance dei partiti.

All’indomani del lancio dell’agenda democratica per le donne, il 90% dell’elettorato americano si diceva favorevole a politiche per il salario equo, 75% in favore all’aumento dei servizi per l’infanzia e il 72% in favore dell’espansione di politiche per il congedo di maternità/paternità e malattia. Parlare alle donne, insomma, conviene e la politica americana ne è oggi più che mai consapevole.

In Italia, purtroppo, l’elettorato femminile rimane una risorsa poco utilizzata, non solo dalle gerarchie di partito, ma soprattutto dalle stesse donne, spesso incapaci di organizzarsi per pretendere dalla politica soluzioni ad una condizione femminile che ci vede ultimi in Europa.

Il Movimento se Non Ora Quando ha rappresentato un primo tentativo in questo senso, ma non è stato in grado di far assimilare pienamente le proprie richieste dai partiti, ne’ di convincere le italiane a pretendere un’ “agenda rosa” dai propri candidati. O dalle proprie candidate, alle volte utilizzate le donne in modo strumentale (le donne, spesso, portano voti), senza nessuna strategia politica al femminile alle spalle. Come si spiegherebbe, altrimenti, che nel parlamento attuale, che vanta il più alto numero di donne nella storia del Paese, non ci sia ad oggi un Ministro che si occupi a tempo pieno di pari opportunità?

Cosa dovrebbe fare allora l’elettorato femminile?

Per esempio, rifiutarsi di votare partiti e candidati che non includano il potenziamento dei servizi per l’infanzia nel loro programma. Oppure controllando presenze e astensionismi in occasioni di votazioni chiave, quali la ratifica della Convenzione di Istanbul e la difesa della legge 194, per menzionarne un paio. O anche solo verificando quante volte si parli di donne nei programmi dei partiti: nelle scorse elezioni, due dei tre partiti che hanno raccolto più voti non ci menzionavano neanche.

Gli Stati Uniti come in Italia, nella politica dei numeri le donne contano. I partiti hanno iniziato a accorgersene, le donne, purtroppo, ancora no e solo quando lo faranno le cose inizieranno a cambiare davvero.

Qualcuna era femminista e pure comunista…

22 Giu
L'immagine non e' di mia cugina, ma le assomiglia. E' frutto del lavoro di Lara e la trovate qui: http://www.flickr.com/photos/laras_photos/2075903422/

L’immagine non e’ di mia cugina, ma le assomiglia. E’ frutto del lavoro di Lara e la trovate qui: http://www.flickr.com/photos/laras_photos/2075903422/

Erano i primi anni ottanta. La mia famiglia era democristiana. Come tale e come tante, credeva nella bontà di quei valori cattolici che sembravano dare ordine e senso alla vita nella piccola, benestante provincia italiana, fatta di famiglie con due figli, mare d’estate e pasticcini dopo la messa alla domenica. Eppure anche nella mia famiglia c’era una pecora nera, o diciamo grigia. Una cugina di mio padre, di quasi vent’anni più grande di me. La prima donna a laurearsi nel paesino abruzzese in cui era nata, mia cugina viveva da sola, leggeva, lavorava, non era sposata, fumava, parlava di politica e votava Partito Comunista (o, peggio, Radicale). Mia cugina era una femminista, insomma, che in punta di piedi metteva in dubbio le fondamenta di un sistema cattolico-patriarcale altrimenti imperante. Allora una ragazza, oggi una donna intelligente e fortissima, è stata una figura assolutamente determinante nella mia adolescenza.

Per lei e per milioni di altre donne italiane, sinistra (allora si diceva comunismo) e femminismo rappresentavano due facce delle stessa medaglia, la promessa di un’uguaglianza di fatto  e la chiave per raggiungere una società migliore. Da allora, tante cose sono cambiate. Il Partito Comunista ha cambiato nome, anche se molte delle facce sono sempre le stesse. Invece di femminismo, oggi parliamo di pari opportunità. In entrambi i casi, il cambiamento è avvenuto così, in modo un po’ frettoloso, forse senza le dovute spiegazioni, spesso perdendo la capacità di mantenere l’energia del passato.

Da allora, qualche piccolo progresso nella vita delle donne c’è stato, anche se siamo ancora ben lontani dalla parità economica, politica e sociale sognata dalle femministe e rivendicata oggi da movimenti come il Se Non Ora Quando. Secondo Roberta Agostini, Responsabile delle Politiche per le Donne del Partito Democratico, “tra i compiti di questa legislatura c’è anche quello di dare risposte ai movimenti di donne che hanno attraversato il paese. Noi siamo in una fase in cui le donne soprattutto le più giovani vogliono affermarsi anche nella vita pubblica ( e possibilmente senza rinunciare alla vita privata)”. Secondo Roberta, per il Partito Democratico “c’è stato un salto in avanti in termini di presenza femminile evidente. Nelle ultime elezioni amministrative con l’introduzione della doppia preferenza, nei consigli comunali il numero delle elette è aumentato notevolmente. A Roma passiamo da 1 a 7, a Brescia da 1 a 5,  ad Avellino da 0 a 5. Forse non stiamo conquistando i vertici, ma alcuni spazi si stanno aprendo. E’ una presenza raggiunta con grandi battaglie, dentro e fuori i partiti, che hanno promosso ed incontrato un cambiamento nella mentalità e nella cultura. Riconoscere questo cambiamento è molto importante, anche per capire come valorizzare ed investire questa forza.”

A ogni epoca le sue battaglie e le sue ambizioni. La mia generazione (quella delle trentenni, per intenderci) è forse più pragmatica di quella di mia cugina e invece di una rivoluzione sogna un cambiamento graduale, posizione per posizione, come quello di cui parla Roberta Agostini. Invece di femminismo, parliamo di democrazia paritaria e conciliazione, alcune di noi con un po’ di nostalgia per un tempo in cui donne e uomini avevano l’ingenuità e il coraggio di essere militanti di un partito, un movimento, o entrambi.

Mia cugina ha condiviso con me i suoi libri di Pavese, Vittorini e Oriana Fallaci. Alcuni non glieli ho mai restituiti e seguono nella mia libreria per ricordarmi il debito morale, intellettuale e affettivo che ho con lei e con le donne che hanno lottato per darci oggi una vita più degna e giusta. In parte, ci sono riuscite, in parte no, anche a causa di un sistema politico che sta imparando solo ora a valorizzare le donne. Il resto sta a noi farlo, partendo dai partiti, dalle istituzioni e forse ancora prima dalle case e se necessario dalle piazze.

E’ il 2013 e la piccola provincia l’ho lasciata da 17 anni e anche se vivo a New York, non fumo (più) e sono sposata, come mia cugina sono femminista. Mi sono addirittura iscritta a un partito di sinistra e sono segretario di circolo. La mia famiglia post-democristiana forse non è tanto contenta, mia cugina spero di sì.

Il Nuovo Governo e le Donne

30 Apr
http://www.romagnanoi.it/news/ravenna/740014/ Primarie--Josefa-Idem-la-piu.html

http://www.romagnanoi.it/news/ravenna/740014/ Primarie–Josefa-Idem-la-piu.html

Sarà perché vivo nel Nuovo Mondo da oltre dieci anni e da questa parte dell’oceano si è sempre più ottimisti. Sara che con l’età s’impara ad accontentarsi e a lavorare con quello che si ha. Se la vita ti dà dei limoni, fai una limonata, dicono qui.

Comunque sia, nonostante i mille dubbi sul modo in cui è nato questo governo, voglio essere ottimista e sperare che, stavolta, le donne e gli uomini che ne sono membri gettino le basi per la profonda riforma delle relazioni di genere di cui ha bisogno il Paese. Un buon segno in questo senso è dato dal fatto che il numero e la percentuale di donne nel nuovo governo sono alti come mai prima (anche se non arrivano ancora alla parità necessaria).

Tanti sono i nodi da affrontare subito: da una migliore legge sulla violenza sulle donne e il femminicidio, all’occupazione femminile e l’educazione di genere nelle scuole. I temi sono tutti nell’agenda delineata dal movimento Se Non Ora Quando. Con un’aggiunta (o un’esplicitazione) che mi pare importante: la provvisione di servizi per l’infanzia, senza la quale parlare di occupazione femminile non ha senso.

Josefa Idem avrà molto da lavorare. Tenacia e determinazione non mancano e neanche l’abitudine di remare e parlare controcorrente. Queste doti le saranno molto utili. Spero si circonderà di donne capaci e preparate sulle questioni di genere, da Elisabetta Addis a Daniela Del Boca, Francesca Bettio, Marta Ajò e Laura Corradi, per menzionare solo alcune delle brillantissime (e sagge) italiane che conosco e che da anni lavorano su questi temi. Spero che Josefa parlerà dell’importanza dei diritti delle donne comunque e dovunque, come qui ha fatto Hillary, che il tema fosse economia o cambio climatico.

Certo, mi sarebbe piaciuto che un ministero importante come quello sulle pari opportunità non fosse stato accorpato con nessun altro. Nel paese più maschilista d’Europa, per usare le parole di Alessia Mosca e Flavia Perina, la promozione dell’uguaglianza di genere non può essere vista come la ciliegina sulla torta, ma deve essere affrontata come un’emergenza a cui rispondere in modo prioritario, con risorse e brain power adeguati. Infondo, che la politica lo capisca o meno, le donne sono non solo la metà della popolazione, ma la chiave della sopravvivenza sociale, culturale e demografica di un Paese. Nel nostro caso, poi, sono anche una risorsa economica semplicemente dilapidata.

Tornando al nuovo governo, mi auguro le mie speranze non siano state mal riposte e se lo fossero non importa. Infondo, come diceva Martin Luther King Jr., bisogna accettare un numero finito di delusioni, ma mantenere una speranza infinita. E lavorare a partire da quella speranza, aggiungerei io.

Cercasi Hillary Disperatamente

15 Gen

http://en.wikipedia.org/wiki/File:Youth_
Vote_Hillary_Clinton_Feb_2008_082.JPG

Ogni tanto sono felice e orgogliosa di vivere negli Stati Uniti. La maggior parte del volte l’orgoglio ha a che vedere con Hillary Clinton (le altre con Barack Obama). Come pensano molte delle donne che l’hanno votata alle primarie del 2008 e che sono tristi all’idea di non vederla più come Segretario di Stato, Hillary rappresenta tutto quello che una donna in politica può e deve essere: competente, libera, autorevole, capace di portare avanti i diritti delle donne, sempre e comunque e di gettare le fondamenta per un cammino verso la parità che non finisce con il suo mandato. Una figura politica femminile che in Italia, dopo tanti anni di Berlusconismo, è difficile da concepire. Ve lo immaginate un ministro degli esteri italiano che parla in tutte le rassegne stampa, dalla Libia alla Cina, dell’importanza dei diritti delle donne come diritti umani?

Lavorando nella cooperazione internazionale per i diritti delle donne, ho sempre tenuto l’orecchio teso su questi temi e sentire Hillary parlare della loro centralità nella politica estera americana è stato non solo un’ispirazione, ma un sollievo. Soprattutto, dopo anni di politiche dell’era Bush che tagliavano i fondi a tutti i programmi di salute riproduttiva nel mondo che non contenessero l’insegnamento dell’astinenza come unico metodo contraccettivo. In molti casi, quelle di Hillary non sono rimaste solo parole ma si sono tradotte in politiche, come ho potuto vedere da vicino, avendo lavorato per includere la prospettiva di genere in alcuni programmi della cooperazione bilaterale americana con i paesi in via di sviluppo. Continua a leggere

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