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Besame Mucho

10 Giu

besame_copTante sono le cose belle che mi ha portato questo blog. Le più belle sono state le amicizie inaspettate con donne meravigliose e appassionate, come Marina Catucci.

Quando ho intervistato Marina l’anno scorso per un articolo sul suo progetto sulla violenza sulle donne vista dal punto di vista degli abuser, mi ha colpito la tenacia, la dedicazione e la passione con cui Marina si era buttata nell’ideazione e produzione di questo progetto. Tenacia e dedicazione che sono solo aumentate nell’ultimo anno, in cui Marina ha continuato a cercare faticosamente fondi per completare la produzione di Besame Mucho, un documentario che analizza la violenza sulle donne entrando nelle menti degli abuser. Da chi la violenza, quindi, la fa. Non per giustificare, ma per capire e cercare di trovare soluzioni un problema che e’ sociale ancora prima che criminale.

Per affrontare, quindi, un problema che viene spesso descritto come irrisolvibile, Marina ha deciso di guardare all’ufficio per la prevenzione della violenza domestica dello Stato di New York, dove alcune risposte sono state trovate e hanno fatto la differenza per migliaia di donne e di uomini, a cominciare dalla creazione di programmi di recupero obbligatorio per i violenti.

Il resto ve lo vorrebbe raccontare Marina con lo strumento professionale più efficace che ha a sua disposizione: un documentario. Per il quale, pero’, non riesce a trovare fondi (le mancano 26,000 dollari per completare il progetto), perché senza far vedere donne vittimizzate, maltrattate, piangenti, secondo molti produttori un documentario così non va da nessuna parte. Nonostante un evento con Serena Dandini a New York e una cartella stampa che farebbe invidia a un blockbuster, Besame Mucho non riesce a partire, vittima forse di mancanza di fondi che sono indice di una crisi forse morale, ancora prima che economica.

Potete aiutare il progetto Besame Mucho in tanti modi, con donazioni anche piccole. Scrivete a Marina (marina@catucci.info) per saperne di più o, se siete a New York, andando al suo fundraiser l’11 giugno. Non solo aiuterete la produzione di un documentario italiano indipendente su un tema di grande rilevanza sociale e politica, ma vi metterete dalla parte di chi vuole vedere soluzioni e non problemi. Chi le donne le vuole vedere forti e piene di vita, non maltrattate e vittimizzate.
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Guardando la violenza attraverso i suoi occhi

20 Apr

Una delle ragioni per cui non abbiamo ancora trovato soluzioni alla violenza sulle donne è che spesso perdiamo tempo partendo dall’effetto, invece che dalla causa, responsabilizzando la vittima, invece che il carnefice. E’ così che si insegna alle donne a non vestirsi in un certo modo o parlare con certe persone, invece di insegnare agli uomini a rispettare le donne.

Lo hanno capito Marina Catucci e Roberto Vincitore, che ho incontrato qualche giorno fa a New York per parlare di  Besame Mucho, il documentario che stanno preparando per analizzare la violenza sulle donne dalla prospettiva di chi la fa.  Un’idea scomoda sicuramente, ma innovativa e assolutamente necessaria.

Secondo dati dell’ONU, una donna su tre in Italia è vittima di violenza e nella maggior parte dei casi non denuncia chi l’abusa. Senza parlare delle vittime di violenza psicologica o verbale. Per la sua pervasività, è chiaro che la violenza sulle donne non è un crimine isolato, ma rappresenta una malattia dell’intera società e come tale va affrontata, cercando una cura a partire (anche) dalle menti  dei carnefici.

Da qualche parte cercano già di farlo. Sulla pagina web dell’ufficio per la prevenzione della violenza domestica dello Stato di New York c’è una sezione speciale dedicata a “capire chi abusa”. Non giustificare, non assolvere, ma capire. Per fare sì che oltre ad essere puniti, i violenti si responsabilizzino delle proprie azioni ed inizino un cammino di recupero, attraverso, per esempio, la partecipazione obbligatoria a programmi di riabilitazione psico-comportamentale. Non tutti sono convinti dell’effettività di questi programmi. Alcuni ne questionano l’impatto, altri sostengono sia necessario integrarli con altre azioni, tese al coinvolgimento della comunità e al reinserimento lavorativo. Quello che è certo è che è impossibile pensare di risolvere un problema cosi pervadente come la violenza domestica solo con programmi punitivi.

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