Le mie proposte

Rosie_We_Can_Do_ItEcco una serie di proposte elaborate da me sulla base delle esperienze americane e europee tese a promuovere l’educazione di genere. Cosa ne dite?

Donne e Lavoro

  • No alla discriminazione. Rendere illegale la pratica del CV con foto, età e stato civile, che penalizza fortemente le donne in età riproduttiva. CV di questo tipo sarebbero inaccettabili negli Stati Uniti e in molti paesi europei. In Francia, per esempio, alcune imprese chiedono ai candidati che presentino CV anonimi per le prime fasi della selezione dei candidati, al fine di garantire equità.
  • Garanzia del diritto. Creare un Ombusdman sul modello scandinavo (come proposto dal comitato sui diritti delle donne del parlamento europeo) per le pari opportunità. Nei confronti dell’esecutivo e del legislativo, l’Ombudsman avrebbe capacita di suggerire politiche e realizzare un “gender mainstreaming” delle proposte di legge in parlamento qualora applicabile. Nei confronti dei cittadini, sarebbe garante della flex security per quanto concerne le discriminazioni di genere, monitorando l’applicazione delle politiche esistenti, ricevendo lamentele e fungendo da mediatore per le dispute.
  • Bollino Rosa. Sul modello di Francia, Svezia, Finlandia e Irlanda il governo dovrebbe promuovere un incontro annuale con le parti sociali (sindacati, confcommercio, confindustria) per fare il punto della situazione sulle pari opportunità e proporre degli obiettivi annuali. Nell’incontro, si propongono linee guida per il raggiungimento degli obiettivi proposti, si definiscono indicatori di risultato (per esempio, numero di assunzioni femminili, presenza femminile in posizioni di leadership, politiche per accomodare le necessita dei neo genitori) e premi per le migliori performance. In molti paesi europei (Spagna, UK, Francia e Repubblica Ceca) si prevede un labelling delle imprese women-friendly, riconosciuto a livello nazionale come strumento di marketing. In Francia e’ l’Egalite, in Spagna l’Optima Label. Questo labelling talvolta può comportare anche agevolazioni fiscali e punti addizionali nelle gare pubbliche.

Welfare

  • Asili Nido: Aumento offerta nidi pubblici, attraverso l’applicazione nazionale del Modello Reggio Emilia (criteri di selezione e tariffe). Secondo l’Istat, il 55,5% delle donne che si prende cura dei figli piccoli come occupazione principale dice di farlo soprattutto a causa del costo proibitivo dei nidi (altre a causa dell’incompatibilità di orario degli stessi con il lavoro o della distanza da casa). La soluzione è a portata di mano. Secondo uno studio della Fondazione Collegio Carlo Alberto, la provvisione capillare di strutture pubbliche gratuite per l’infanzia porterebbe al 75,5% l’impiego femminile. E non finisce qui. La provvisione di servizi per l’infanzia ha un effetto positivo sulla fertilità (riducendo il costo opportunità dei figli) e migliora le capacità linguistiche dei bambini, soprattutto di quelli provenienti da settori socio-economici disagiati. E di migliorare, i nostri studenti, ne hanno davvero bisogno, a considerare i risultati altamente insoddisfacenti del nostro Paese secondo il Programma per la Valutazione Internazionale dell’Allievo (meglio noto con l’acronimo PISA). E i benefici non finiscono qui: l’offerta di servizi di questo tipo ha un effetto positivo anche sulla fertilità e sulla riduzione del gap salariale ed è nel lungo periodo più fiscalmente sostenibile e meno controversa di altre politiche (per esempio, il quoziente famigliare, che potrebbe scoraggiare il lavoro femminile).
  • Paternity Leave: Congedo Paternità Obbligatorio 2 mesi, anche quando la madre non lavora (+3 mesi la madre). Secondo il Dipartimento di Politiche Economiche dell’Unione Europea le politiche più efficaci sono quelle che includono anche opzioni di paternity leave perché agiscono non solo sull’occupazione femminile post-maternità (aumentando la probabilità che una donna torni al lavoro del 12%), ma anche su quelle pre- maternità (riducendo il fattore rischio rappresentato per un’impresa dall’assunzione di una donna piuttosto che di un uomo) e hanno un dimostrato effetto positivo sulla fertilità e la promozione dell’uguaglianza nella divisione del lavoro domestico all’interno della coppia.

Educazione Genere nelle Scuole Elementari e Medie. Il modello della Convenzione Interministeriale francese in questo caso mi sembra ottimo, si potrebbe davvero usare, adattandolo minimamente. Oltretutto, prevede lo stabilimento di protocolli nelle scuole per i casi di violenza domestica molto interessanti. Questi protocolli sono chiave perche’ offrono la struttura sulla quale lavorare, per esempio, anche su casi di bullismo e omofobia. Vedi per esempio il modello americano in proposito.

Violenza Sulle Donne

  1. Una nuova legge sulla violenza di genere che raccolga le normative esistenti. Attualmente, la normatività sulla violenza sulle donne è frammentata e si evince da quattro principali: la legge 66 del 1996 (violenza sessuale), la legge 154 del 2001 (violenza domestica) e la legge 38 del 2009 (stalking) e la recente ddl 3390 sul femminicidio. Per facilitare informazione, interpretazione, diffusione e applicazione è necessaria una legge unitaria sulla violenza di genere, che includa un’aggravante per i crimini di odio legati all’identità o al ruolo di genere (includendo omofobia e transfobia, ma non solo). La legge dovrà anche includere previsioni specifiche riguardanti l’affidamento dei figli nei casi in cui la madre sia vittima di violenza domestica, riconsiderando l’opportunità della custodia congiunta e una protezione speciale per le vittime di violenza sessuale (all’americana), intesa a impedire agli accusati di usare la condotta sessuale passata delle vittime contro di loro durante i processi. Sempre da un punto di vista normativo, è necessario inoltre che il parlamento si adoperi per l’immediata approvazione della legge sul divorzio breve.
  2. Internazionalmente: firma e ratifica della Convezione Europea sulla Compensazione alle Vittime di Crimini Violenti.
  3. Migliorare l’applicazione delle normative esistenti. Esistono poi delle leggi che in teoria sono vigenti ma in realtà si applicano in modo lacunoso, per via di mancanza di risorse economiche, come la Direttiva Europea 2004/80/CE per l’indennizzo vittime di reato da parte dello qualora i colpevoli non siano in grado di farlo e la legge 154/200 sulle misure per la violenza domestica che prevede aiuto legale gratuito alle donne vittima di violenza.
  4. Prevenire la Violenza con Azioni di Sensibilizzazione, Informazione e Inclusione Sociale
  • Corsi di formazione per aiutare le forze dell’ordine a capire e contrastare la violenza di genere, possibilmente creando unità speciali dedicate a questo tema, come succede in altri Paesi. E poi migliorando il coordinamento e lo scambio d’informazioni tra ospedali, polizia e centri di accoglimento.
  • Politiche di inclusione sociale per le comunità di immigrati e emendando il pacchetto sicurezza per garantire immunità alle donne vittima di violenza che risiedono clandestinamente nel nostro paese (e spesso non denunciano i carnefici per timore di essere deportate).
  • Garantire il finanziamento dei centri antiviolenza, affinché le vittime possano vivere in condizioni di sicurezza in attesa del processo.
  • Stabilire meccanismi di monitoraggio e valutazione che permettano di capire se le iniziative intraprese funzionano. Tanto per iniziare, migliorando le statistiche ISTAT affinché si stabilisca un sistema di collezione e analisi a livello nazionale dei dati sulla violenza di genere.

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