Perché per le donne fare politica a sinistra è molto meglio che a destra

13 Ott
Con Thomas Hirschhorn al Monumento a Gramsci

Con Thomas Hirschhorn al Monumento a Gramsci

Un mio articolo sull’Huffington Post Italia.

Lea Melandri fa un discorso estremamente interessante e provocatorio nel suo articolo La passione delle donne di destra che manca a quelle del Pd, dove sostiene di vedere nelle donne del PdL un “protagonismo e una passione che sembrano mancare alle donne di altre formazioni politiche”. Per certi versi, ha ragione. Le donne a destra sono più visibili, basti pensare ai ruoli di Santanché e Carfagna nelle ultime vicende berlusconiane.

Esistono, però, delle differenze fondamentali tra le donne a destra e a sinistra, che mi portano a pensare che la sinistra sia ancora, almeno nel nostro Paese, l’unico luogo politico davvero amico delle donne.

Innanzitutto, il merito. Le donne che sono nate e si sono “formate” intorno a Berlusconi non sono state, spesso, scelte per le loro capacità o per il loro percorso politico (spesso inesistente). Non brillano di luce propria, quindi, ma ricoprono un ruolo di prestigio in virtu’ della grazia ricevuta da chi le ha create e, in qualsiasi momento, può distruggerle.

A sinistra, da Valeria Fedeli a Roberta Agostini, da Alessia Mosca a Debora Seracchiani (solo per menzionarne alcune), le donne ricoprono ruoli importanti in virtu’ delle proprie capacità, spesso dopo anni di militanza e formazione politica.

Sesso, sessualità e genere. Essere donne nella corte di Berlusconi vuol dire, di solito, usare il proprio sesso (inteso come la differenza tra uomini e donne) e, ogni tanto, la propria sessualità, per garantirsi un posticino sotto i riflettori, magari togliendolo ad altre donne.

Essere donne sinistra, spesso, vuol dire invece farsi portavoce dell’agenda femminile: lavorare, cioè, su classici temi “rosa” quali servizi per l’infanzia e femminicidio, ma anche temi più scomodi, quali aborto e quote elettorali, assumendo, quindi, tutto il peso di un’identità di genere che va ben oltre le differenze anatomiche.

Femminismo. Il femminismo è stato un motore chiave della partecipazione politica, non solo perché ha avvicinato le donne alla politica (permettendo loro di votare, tanto per cominciare), ma anche perché le ha formate su temi importanti per la realizzazione delle pari opportunità.

Le femministe erano e sono, prevalentemente, di sinistra (o almeno quasi mai di destra) perché era (ed è) per lo più la sinistra a premere per lo sviluppo di una società che offra alle donne ruoli diversi da quelli di moglie, mamma, aiutante e, più recentemente, velina, olgettina o genericamente “gnocca”. In questo, la destra (rappresentata dal PdL nella sua, forse, peggiore espressione) e la sinistra sono geneticamente, assolutamente, innegabilmente diversi.

Il mio non è un punto di vista imparziale, lo avrete capito. Io sono femminista, di sinistra, iscritta al Partito Democratico e orgogliosissima segretaria del Circolo Pd New York. Per me fare attivismo politico da donna e essere di sinistra sono una sola cosa perché vedo il mio attivismo come parte di un percorso di affermazione non solo delle donne, ma dei loro diritti e delle loro necessità. Questi diritti e queste necessità la destra italiana spesso li ignora.

Un esempio? In occasione delle scorse politiche, il programma del PdL menzionava la parola “donna” una sola volta, nella frase “la famiglia, comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna”. Nel Programma del Movimento Cinque Stelle, invece, la parola “donna” semplicemente non c’era. Neanche una volta. Il 50% della popolazione: invisibile.

Non fraintendetemi: anche a sinistra non siamo perfetti (e perfette). A cominciare dal PD, si potrebbe e dovrebbe fare di più per portare avanti e dare maggiore visibilità alle tante donne bravissime che abbiamo. Non solo: dovremmo saper avvicinare ancora più giovani donne alla politica, a partire dai circoli, dove ancora, alle volte, si fa fatica a rispettare l’alternanza di genere nelle liste, perché troppe poche donne sono disposte a fare un passo avanti.

Da dove partire?

Per esempio, rafforzando la Conferenza Nazionale delle Democratiche, per renderla un organo più simile all’americana Emily’s List, un’organizzazione che si adopera per formare e far eleggere candidate favorevoli ai diritti riproduttivi all’interno del Partito Democratico americano, raccogliendo fondi per le loro campagne e unificando l’elettorato femminile intorno a loro.

Fare politica “dal basso” è una cosa meravigliosa, un modo di lavorare insieme per definire un’idea di Paese migliore e realizzare quest’idea. Farlo a sinistra è mille volte meglio, soprattutto per le donne. Abbiamo solo bisogno che più italiane lo capiscano perché, lo dico davvero, non sanno cosa si stanno perdendo.

 

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5 Risposte to “Perché per le donne fare politica a sinistra è molto meglio che a destra”

  1. Lotje 13 ottobre 2013 a 1:50 PM #

    Anch’io sono di sinistra, ma in Olanda le donne stanno anche bene dalla destra. Abbiamo un ministro della destra per l’esercito pure.

    • NorthernLights 14 ottobre 2013 a 1:32 PM #

      Stesso in U.K., le donne sono anche a destra… Margaret Thatcher era leader del Conservative Party….
      In Italia il cosiddetto ‘leader’ della destra é un sessista-misogino che in Italia voleva far lavorare solo le veline, le donne brutte a casa a far le cenerentole… La dice lunga sul ruolo che lui intendeva per le donne nel suo partito….

      • Lotje 14 ottobre 2013 a 3:08 PM #

        Mi dispiace per l’Italia.

  2. unaltradonna 14 ottobre 2013 a 7:03 PM #

    che ci siano/siano state ministre di destra in altri paesi lo sappiamo, che facciano/abbian fatto politiche utili per le donne è tutto da dimostrare…così come, d’altra parte, è da dimostrare che il Pd sia di sinistra.

  3. Warlordmaniac 21 ottobre 2013 a 2:00 PM #

    Prima questione. Hai contato quante volte c’era scritta la parola “donne” nei diversi programmi elettorali, ma hai contato quante volte c’era scritta la parola “uomini”? Seconda questione. Il PD non è sinistra. Terza questione. Perché si fatica a rispettare l’alternanza di genere nelle liste? A causa del maschilismo? Nessuno crede più a queste stupidaggini.

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