Donne e equo salario. Alle volte guadagnare di più non conviene

8 Ago

Da un mio articolo su iMille

Secondo l’ultimo studio dell’Economic and Social Research Council (ESRC) riportato dal Sunday Times questa settimana, nel Regno Unito sono le donne che continuano a svolgere 70% del lavoro domestico, anche se la maggior parte di loro lavora a tempo completo e un terzo guadagna più del proprio compagno.

Le percentuali sulla divisione del lavoro non ci dovrebbero stupire, perché seppure l’Inghilterra dimostra non essere quel paradiso dei uguaglianza che alcuni immaginavano, in Italia le cose vanno ancora peggio. Secondo indagini Istat del 2010, analizzate da Daniela Del Boca in “Valorizzare le Donne Conviene”, il 76% del lavoro domestico ricade sulle spalle delle italiane, che spendono in media 5 ore e venti minuti al giorno in queste attività (contro 1 ora e 35 minuti dei loro compagni: la percentuale più bassa d’Europa).

Perché?

L’interpretazione tradizionale di questo fenomeno è legata alla differenza tra gli stipendi dei coniugi: le donne guadagnano in genere meno dei loro compagni, quindi il loro potere di negoziazione all’interno della coppia sarebbe inferiore e si troverebbero quindi a dover compensare il gap salariale con lo svolgimento di compiti supplementari rispetto ai loro compagni.

A quanto sembrano suggerire i dati dell’ESRC le cose non sarebbero cosi semplici, perché anche quando guadagnano più degli uomini, le donne continuerebbero a farsi carico in modo prevalente dei compiti domestici. Più precisamente, secondo numerosi studi realizzati negli Stati Uniti ( magistralmente analizzati da Cordelia Fine in “Maschi = femmine. Contro i pregiudizi sulla differenza tra i sessi”), la disuguaglianza nella divisione dei compiti domestici si riduce (a favore delle donne) in modo proporzionale alla riduzione del gap salariale tra i partners, ma solo quando è l’uomo a guadagnare più della donna. Quando è lei a guadagnare di più, le ore che dedica al lavoro domestico crescono in modo proporzionale al gap salariale tra i due.

I sociologi americani definiscono questo fenomeno come “gender deviance neutralization”: le donne, per neutralizzare la devianza dalle norme tradizionali di genere e alleviare la tensione generata nella coppia da tale devianza, si dedicherebbero quindi ancora maggiormente ai compiti domestici per cercare di recuperare il ruolo di “brave mogli”.

Esistono anche interpretazioni più fantasiose e pseudo-scientifiche di questo fenomeno. Secondo John Gray, autore del bestseller Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, il lavoro domestico farebbe biologicamente bene alle donne perché stimolerebbe l’ aumento del livello di ossitocina, l’ormone che regola il ciclo mestruale e sarebbe responsabile di innamoramento, autostima e empatia. Secondo Gray, quindi, le donne che lavorano fuori casa in ruoli tradizionalmente maschili sarebbero naturalmente portate a dedicare molte ore allo svolgimento delle attività domestiche, al fine di recuperare il livello di ossitona perso durante il giorno e ritrovare quindi il benessere fisico e psicologico. Inutile dire che queste affermazioni non solo non hanno nessuna base scientifica, ma sono contraddette dal buon senso e dall’esperienza. Anche senza analisi di laboratorio, qualsiasi donna che abbia stirato una camicia o lavato due piastrelle di pavimento si sarà accorta che autostima e empatia (in particolare nei confronti del compagno seduto davanti alla televisione) non aumentano grazie allo svolgimento di questi compiti, anzi.

Comunque sia, una cosa è certa: nonostante l’indipendenza economica rappresenti una componente necessaria nel cammino all’empowerment femminile, non può da sola colmare disuguaglianze che hanno le loro radici nella cultura delle relazioni di genere e hanno conseguenze non solo sulla vita delle donne, ma dell’intera società.

Servono quindi politiche pubbliche che aiutino la società a mettersi in cammino verso l’uguaglianza di genere. Laddove esistono, infatti, politiche che favoriscono una divisione più equa dei compiti nella coppia, per esempio la licenza di paternità obbligatoria, come in Svezia, le donne lavorano meno ore a casa e, con buona pace di Gray, si dichiarano più felici che, per esempio, in Italia. Laddove ci sono strutture pubbliche di qualità per l’attenzione ai bambini, poi, come in Francia, le donne non solo sono più produttive, ma fanno più figli.

Ancora una volta, insomma, non possiamo lasciare fare solo alla mano invisibile del mercato, ma dobbiamo trovare soluzioni politiche e sociali alla disuguaglianza di genere dentro e fuori dalle mura domestiche. Azioni di questo tipo beneficerebbero non solo le donne (che, rappresentando meta della popolazione, dovrebbero pur sempre essere un gruppo d’interesse non trascurabile), ma l’intera società, rendendola più produttiva e più fertile.

Annunci

2 Risposte to “Donne e equo salario. Alle volte guadagnare di più non conviene”

  1. Lotje 9 agosto 2013 a 6:58 PM #

    ma John Gray non lo stimo molto he. Che parere. Incredibile. Mio marito dice sempre che vuole fare le cose in casa, ma in tempo suo. MA IO NON HO PAZIENZA! Voglio una casa pulita, se no i miei pensieri diventano pure un chaos. Ma non credo che siano gli ormoni. Quelli sono un’altra cosa. Non ne voglio parlare.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Donne e successo: a che prezzo? | Little Light Lab - 27 settembre 2013

    […] Fine, lo ricorderete, questo prezzo sarebbe un aumento della carica di lavoro domestico. Secondo i dati analizzati dalla […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Laughing at Chaos

Where Wildly Different Is Perfectly Normal

TriVienna

An unofficial resource for the Tri-Mission American community in Vienna

A Mommy Abroad

Our big adventure, as a family of four.

Unlikely Diplomat

Namaste, New Delhi!

lecittàvicine

Amore per le città

Settenove

Il blog della case editrice Settenove (www.settenove.it): un progetto di prevenzione alla violenza di genere • un impegno contro la discriminazione • un contrasto agli ostacoli culturali • una proposta di nuovi linguaggi • pari opportunità tra le persone • diritti, rispetto, collaborazione • www.facebook.com/settenove.it • www.twitter.com/ed_settenove

LIFEJOURNALIST

LIVE, TRAVEL, LOVE AND NEVER GIVE UP!

La sociologia: uno sguardo critico sulla realtà

Uno sguardo critico sulla realtà

Se Non Ora Quando FACTORY

Laboratorio di libero pensiero e azione politica

Michela Marzano

Se non avessi attraversato le tenebre, forse non sarei diventata la persona che sono oggi. Forse non avrei capito che la filosofia è soprattutto un modo per raccontare la finitezza e la gioia

DonneViola

Siamo Donne Viola, donne che non hanno bisogno di urlare e prevaricare per far sentire la propria voce nella società

Alessandra Di Pietro

scrivo per orientarmi

femminile plurale

"Le persone istupidiscono all'ingrosso, e rinsaviscono al dettaglio" (W. Szymborska)

Il Ragno

Pensieri di una femminista razionalista

Lotjina

----------- l'olandesina ----------------

Champ's Version

Se non porti almeno una soluzione anche tu fai parte del problema

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: