Standard & Poor e la nostra economia a metà. Daniela Del Boca su perché valorizzare le donne conviene, ora più che mai

10 Lug

Standard & Poor ha tagliato il rating dell’Italia, allo stesso tempo dichiarandola e rendendola un Paese meno propizio in cui investire. IMU e politiche economiche del governo sono citate come ragioni immediate per il downgrade, eppure la situazione economica italiana si potrebbe leggere anche in un altro modo. L’Italia è un Paese in cui metà della popolazione (proprio quella metà con le migliori performance scolastiche e accademiche) non viene valorizzata. Sto parlando delle donne, che si trovano ad affrontare oggi discriminazione sul lavoro, gap salariale e una ripartizione del lavoro famigliare tale che obbliga molte a lavorare, diciamo così, nel tempo libero.

L’economia italiana è insomma come una bicicletta che cerca di andare avanti, anche in salita, con una gomma sempre sgonfia.

Questo è il tema su cui scrive da anni brillantemente Daniela del Boca, Professoressa di Economia del Lavoro all’Università di Torino e Direttrice del CHILD-Collegio Carlo Alberto, economista riconosciuta internazionalmente per il suo lavoro su occupazione femminile e  politiche per le famiglie. Non solo. Daniela è anche una donna assolutamente accessibile e onesta, con un’incredibile capacità di produrre studi che, oltre ad essere accademicamente inattaccabili, offrono soluzioni reali per promuovere l’uguaglianza di genere e migliorare la condizione delle donne, soprattutto quelle italiane.  Nell’articolo pubblicato pochi giorni fa su InGenere insieme a Chiara Pronzato e Giuseppe Sorrenti, per esempio, Daniela mostra che conciliare ristrettezze di bilancio e aumento nella provvisione di posti nido è possibile. Come? Con criteri di selezione e tariffe.

Ho voluto fare una piccola intervista a Daniela, per approfondire questo e altri temi e cercare di capire meglio come uscire da una situazione che ci vede ultimi, in Europa Occidentale per condizione femminile. Le sue risposte vi sorprenderanno per la chiarezza e la coincisone. Leggere per credere.

Secondo l’ultimo rapporto Istat, le donne che lavorano in Italia sono aumentate di 110,000 unità rispetto a un anno fa, anche se questo aumento riguarda soprattutto in part-time involontario e le professioni poco pagate. Cosa ti dicono questi numeri?

Dicono molto sulla pesantezza della crisi, mentre nella prima fase della crisi dal 2008 al 2010 l’occupazione femminile era restata ferma o in lieve diminuzione, dal 2011 in poi con l acuirsi della crisi il numero delle donne che lavora è aumentato ma lavorano le donne meno istruite e con redditi inferiori a cui prima non conveniva lavorare. Le donne funzionano da lavoratore “aggiunto”, entrano per compensare le predite di reddito dei capofamiglia che spesso hanno perso lavoro. In questi stessi anni aumentano anche le famiglie dove il capofamiglia è donna.

Scrivi spesso della relazione tra offerta di asili nido e occupazione femminile. Nello studio pubblicato da te e Daniela Vuriqualche anno fa, (e ripreso nel libro Valorizzare le Donne Conviene, scritto insieme a Letizia Mencarini e Silvia Pasqua e pubblicato dal Mulino), si mostra che la offerta di strutture pubbliche gratuite per l’infanzia porterebbe al 75,5% l’impiego femminile. Pensi che queste cifre siano valide ancora oggi?

Sì. Porterebbe ad un forte aumento della offerta di lavoro cioè delle donne disponibili a lavorare. Un risultato del genere sé stato riportato anche per la Germania dove infatti negli ultimi anni il numero degli asili è aumentato di più del doppio. In Italia invece il numero dei nidi è restato stabile anzi in questi ultimi anni ha subendo gli effetti delle ridotte risorse a disposizione delle regioni e dei comuni.

Uno degli ostacoli culturali al lavoro femminile è la convinzione, radicata in molti italiani, che i bambini soffrano se non è la mamma a prendersi cura di loro. Molti studi dimostrano, invece, che laddove la presenza materna è sostituita da asili nido di qualità, lo sviluppo psico-cognitivo dei bambini migliora, invece di peggiorar, soprattutto per le famiglie di basso reddito. Perché le mamme italiane continuano dunque a credere di essere cosi insostituibili?

Forse oggi meno mamme ci credono, ma i nidi sono ormai disponibili solo per certe fasce di popolazione e sempre più costosi (dati i tagli alle spese dei Comuni) quindi è difficile avere accesso al nido. La vicinanza geografica dei nonni in Italia ha inoltre reso possibile un’alternativa meno costosa. Dai dati inglesi recenti emerge però che la cura al nido ha un impatto più importante di quello della cura dei nonni.

Moltissime donne invocano part-time e telelavoro come strumenti necessari per la conciliazione tra famiglia e lavoro. Addirittura i 10 saggi hanno parlato del telelavoro come una delle due misure per favorire l’occupazione femminile (l’altra sarebbero gli incentivi fiscali alle famiglie). Eppure tu scrivi che il part-time, per come lo si pratica in Italia, sta diventando una “trappola di genere”. Consideri che il telelavoro potrebbe diventare lo stesso?

Queste forme di lavoro a tempo ridotto o lavoro a distanza possono funzionare in periodi della vita in cui si ha bisogno di tempo addizionale per altre attività studio, cura dei figli degli anziani. Tuttavia possono trasformarsi in trappole di genere, se non si possono ritrasformare in lavori “regolari” e se vengono proposte in modo sistematico prevalentemente alle donne.  Per quanto riguarda il part time durante il periodo della cura dei figli, in altri paesi come per esempio in Svezia ambedue i genitori prendono congedi insieme a part-time o telelavoro cosi nessuno esce completamente dal mercato del lavoro.

Dopo aver letto Daniela, verrebbe da chiedersi perché, con le soluzioni a portata di mano, la politica continui a commettere sempre gli stessi errori, di fatto condannando l’Italia a competere nell’economia internazionale con metà della popolazione perennemente in riserva. La risposta sta, a mio parere, nella presenza, finora limitata, di donne nelle posizioni di potere, soprattutto donne capaci di portare avanti l’agenda femminile, o come scritto in Valorizzare Le Donne Conviene: “La causa della stasi, negli ultimi decenni, delle rivoluzioni delle donne italiane è forse dovuta al fatto che la rivoluzione nella politica non è ancora cominciata”.

Chissà che questo downgrade non serva a ricordarci, ancora una volta, che senza la popolazione al completo non si va avanti e che, proprio a causa della crisi, non c’è mai stato momento migliore per iniziare a investire nelle donne.

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2 Risposte to “Standard & Poor e la nostra economia a metà. Daniela Del Boca su perché valorizzare le donne conviene, ora più che mai”

  1. Lotje 10 luglio 2013 a 8:46 PM #

    in telelavoro non sono sicura, si avrebbe bisogno communque di un asilo. Io ho lavorato 6 mesi come traduttrice mentre mio bambino stava a casa allo stesso tempo. Era il motivo più forte per voler cambiare lavoro. Io non voglio più lavorare da casa da quando ho un bambino.

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