Beatriz, Karina e il diritto alla vita

27 Mag

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Quando sono stata in El Salvador tre anni fa, in prigione c’era Karina Climaco, giovane madre di due bambini, condannata a trent’anni di carcere con l’accusa di aver cercato di procurarsi un aborto quando in attesa del terzo. Dopo sette anni di carcere, fu liberata, principalmente grazie alla pressione delle ONG femministe salvadoregne che riuscirono a dimostrare che si era trattato di un aborto spontaneo e non provocato. Se così fosse stato, Karina in prigione ci sarebbe rimasta, come decine di altre donne salvadoregne che dall’ospedale vengono portate in manette al carcere, quando c’è anche solo il sospetto di un’interruzione della gravidanza volontaria e lo stesso succede ai medici che si prestano ad aiutarle. Anche quando la gravidanza è frutto di violazione, incesto, mette a rischio la vita della donna o non è viabile, perché’, per esempio, extrauterina.

Oggi, a rischiare non il carcere ma la vita è “Beatriz” (uno pseudonimo), una donna di 22 anni con insufficienza renale e lupus, incinta di un feto acefalo, cioè senza cervello e quindi impossibilitato a sopravvivere fuori dall’utero. La salute e la vita di Beatriz sono a rischio a causa di questa gravidanza eppure anche così, le corti hanno impedito ai dottori di aiutarla ad abortire, di fatto condannando lei a morte (o a gravissimi danni fisici), senza comunque poter garantire una vita al feto. Questo succede in America Latina, ma non solo. Ben più vicino, qui in Europa c’è stata Savita, morta l’anno scorso in Irlanda perché’ i medici si sono rifiutati di interrompere la sua gravidanza, nonostante sapevano che le avrebbe costato la vita.

Domani, purtroppo, sarà la volta di qualche altra donna, a causa di leggi che rendono l’aborto illegale o lo limitano attraverso nuove scappatoie, sempre più presenti anche in Italia, quali l’obiezione di coscienza e una nuova e preoccupante filosofia giuridica creatasi intorno ai supposti diritti del nascituro.

Le donne che hanno lottato per liberare Karina le ho conosciute, con la loro passione e la voglia di lasciare una società più giusta alle loro figlie. Femministe e partigiane della guerra civile che hanno lottato e perso la battaglia per la legalizzazione dell’aborto. Donne con mariti e figli quasi tutte, che vogliono che la maternità sia una scelta e non un’imposizione e che oggi si battono per affermare il diritto alla vita di Beatriz e decine di altre donne.

 

 

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Una Risposta to “Beatriz, Karina e il diritto alla vita”

  1. Lotje 27 maggio 2013 a 6:44 PM #

    Pesante, questa storia. Ormai l’aborto lo considero un diritto normale. Non ci voglio pensare come è la vita di queste donne in carcere.

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