La democrazia comincia da due: una riflessione su UNA donna presidente della Repubblica

14 Apr

Unknown-1di Elisabetta Addis su L’Unità 14 aprile 2012 e Se Non Ora Quando

Sottoscrivo con convinzione tutti gli appelli che vogliono una donna alla Presidenza della Repubblica. Sono tra le fondatrici di Se Non Ora Quando, che è nato per chiedere dignità per le donne italiane. Tra le cose indegne che venivano praticate vi era quella di candidare ed eleggere donne non per la loro competenza, ma per la loro bella presenza,  e perfino disponibilità sessuale. La richiesta di presenza  femminile nei luoghi della decisione politica avanzata dai movimenti femministi  veniva così svuotata e svillaneggiata.

Il potere di decidere su questioni che riguardano tutti e tutte deve essere condiviso fra uomini e donne in maniera egalitaria. Perchè l’ essere umano esiste in due versioni diverse, uomo e donna. E uomini e donne hanno sensibilità diverse, culture diverse, diritti eguali. La sopravvivenza della specie sul pianeta è  dovuta, per il passato, ed è legata, per il futuro, all’uso congiunto delle abilità dei due sessi . Per questo noi chiediamo il 50 e 50, il 50%, la metà di tutto.

Il disagio per l’assenza delle donne dai luoghi decisionali è cresciuto in questi anni, e oggi sono in molti e in molte a condividere l’idea che non si può rinunciare all’intelligenza e alla competenza femminile. La necessità di avere il 50% delle donne nei luoghi decisionali si basa appunto sul fatto che donne e uomini sono differenti.  Ma allora non si può chiedere alle donne di comportarsi come i maschi, e competere con loro per conquistare i posti di potere. Nè ci si può arrendere di fronte al riflesso atavico per cui le abilità delle donne non vengono rilevate nè dagli uomini, nè dalle altre donne, ed esse non vengono elette perchè sono donne, anche quando hanno pienamente dimostrato di avere le competenze necessarie. Allora la risposta è obbligatoriamente quella di una metà delle posizioni riservate alle donne. Come si ottiene per esempio con la doppia preferenza di genere.

Mi pare però che gli uomini e le donne che credono nella necessità del  50 e 50 debbano iniziare a fare i conti con un fatto che ha a che vedere con la logica matematica e con  la dura realtà delle cose. E’ impossibile avere mezzo presidente uomo e mezzo presidente donna.  Se il presidente è uno solo, il meglio che potremo fare è un’alternanza uomo/donna, ma mai il il 50% della Presidenza a ciascun sesso. L’idea che vi sia UN leader, UN uomo solo al comando UN eroe, UN vincitore è un’idea profondamente legata alla dominazione di un sesso, quello maschile, sull’altro sesso, quello femminile. E’ la UNICITA’ che uccide quella dialettica necessaria tra un uomo e una donna. Se il capo è uno solo, allora un sesso deve prevalere sull’altro. Ma la rivoluzione annunciata dalle donne era quella della parità fra i sessi, non quella per cui le donne comanderanno sugli uomini. L’UNO è nemico della parità.

Un tempo c’era un solo capofamiglia, ora la legge riconosce che la parità fra i due sessi nella conduzione della prima fra le società naturali. Istituzioni di potere duali sono esistite – i consoli romani. Gli Stati Uniti,  una delle democrazie più avanzate del mondo, hanno ovviato a questo bisogno di dualità eleggendo di fatto una coppia: lui è il presidente, ma la first lady partecipa da comprimaria alla campagna e alla presidenza.

Una soluzione, quella USA, che non mi piace, per quanto mi piacciano molto Hillary e Michelle. Io sogno una Repubblica rappresentata da  due persone di sesso diverso, ciascuna eletta per meriti propri. Che condividono le decisioni. Nel frattempo però, dato che per oltre 50 anni siamo state rappresentate solo da persone di sesso maschile, facciamo a turno. Per i futuri 50 anni,  in attesa della riforma che ci darà una presidenza duale, credo che sia giusto, che sia, come dicono gli inglesi, semplicemente “fair”, che il nostro  prossimo presidente  sia una donna.

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