La Chiesa che non ama le donne

18 Feb

Si parla molto in questi giorni della lista dei papabili e, per fortuna, una certa diversità tra i candidati salta agli occhi. Diversità di colore, di etnia, di provenienza geografica, di lingua, di concezione stessa della Chiesa (anche se in modo limitato).  Eppure, non c’è diversità di genere: i candidati sono tutti uomini. Non ci stupiamo neanche: infondo è sempre stato cosi. Eppure, era sempre stato così anche nel parlamento italiano, fino al 1946, quando le donne hanno cambiato la Storia raggiungendo il diritto di voto attivo e passivo.

Anche la storia della Chiesa nel nostro Paese è piena di donne. Non solo sante e beate nei secoli scorsi, ma anche donne ordinarie di Guareschiana memoria che portavano avanti le piccole lotte domestiche per preservare i valori cattolici nelle loro famiglie. Come cantava Giorgio Gaber, il papà e lo zio potevano essere comunisti, ma la mamma mai. Invece la Chiesa, nonostante la retorica sul ruolo delle donne esemplificato dalla lettera alle donne di Giovanni Paolo II, non ama le donne. Come può’ uno stato in cui il potere decisionale appartiene totalmente agli uomini amare le donne? Come può’ un’istituzione con una completa segregazione delle figure professionali amare le donne? Come può’ un’organizzazione amare le donne, quando condanna l’aborto, anche quando la gravidanza è frutto di una violazione o mette a rischio la vita della donna?

Eppure la Chiesa non è solo questo. In Italia, la la maggior parte delle persone si dice cattolica, eppure prende posizioni chiaramente in contrasto con le istruzioni della gerarchia cattolica, dalla contraccezione all’aborto alla fecondazione artificiale. E non basta dire che questi non sono “veri” cattolici, così come non basta non essere d’accordo con i propri famigliari perché’ non siano più tali. L’appartenenza alla Chiesa non è un’opinione. Una volta battezzati, siamo parte dell’istituzione, indipendentemente dall’andirivieni della nostra fede. Ancora di più in Italia, dove, a prescindere dalla propria credenza religiosa, il cattolicesimo impregna la storia, la geografia, la mentalità e la coscienza della popolazione. Insomma, la Chiesa non appartiene alla sua gerarchia, ma a quei milioni di persone che si dicono cattolici, cosi come la politica non appartiene alla casta, ma ai cittadini.

Negli Stati Uniti esiste una dialettica vibrante e ricca tra la Chiesa come istituzione e i cattolici che ne fanno parte. A New York, father Duffel, il parroco che ha battezzato mio figlio, ogni domenica parla dell’importanza di rispettare orientazione sessuale e diversità in una chiesa sempre piena, che accoglie un gruppo di preghiera per cattolici e gay praticanti.

A Washington, l’organizzazione Catholics for Choice mette insieme teologi cattolici che parlano in favore dei diritti riproduttivi sulla base delle scritture e della tradizione della Chiesa, sottolineando il ruolo della coscienza individuale (di stampo gesuita) o del Sensus Fidelium.

Durante il dibattito sulla riforma della salute portata avanti da Obama, le suore cattoliche si sono schierate apertamente in favore di “Obamacare”, vista la sua capacità di offrire maggiore copertura ai poveri, nonostante i vescovi l’avessero condannata per le provvisioni sulla salute riproduttiva.

Quella italiana è una società più gerarchica e più tradizionalista dell’americana e in fatto di cattolicesimo come in molti altri campi, c’è meno pluralismo dei punti di vista, o almeno dei punti di vista che riescono a farsi sentire. Eppure, anche se sottovoce, la società cattolica si è evoluta, incorporando, più o meno apertamente e profondamente, le battaglie femministe, mentre la gerarchia ecclesiastica non lo ha fatto, naturalmente creando un divario sempre maggiore tra i cattolici (e le cattoliche) e la Chiesa.

E’ ora che anche da noi uomini e donne cattolici inizino a riprendersi la Chiesa, nello stesso modo in cui i cittadini dovrebbero riprendersi lo Stato. E anche se non spero di vedere nel corso della mia vita una donna diventare Papa, spero di vedere un movimento di donne e uomini cattolici in favore dei diritti delle donne, non nella retorica, ma nelle pratiche. Associazioni di cattolici, laici e non, che sfidano la gerarchia ecclesiastica per parlare dei bisogni reali delle donne, dalla contraccezione al permesso di paternità obbligatorio.

Farebbe bene anche alla Chiesa come istituzione. Infondo, è da anni che in Italia non vedo una chiesa piena (tranne che per le sfilate natalizie o pasquali) e ogni domenica c’erano centinaia di persone ad ascoltare father Duffel dichiarare che nella Chiesa siamo tutti benvenuti proprio nella nostra “diversità di colore, classe sociale, conto in banca, genere e orientazione sessuale”.

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6 Risposte to “La Chiesa che non ama le donne”

  1. locina 18 febbraio 2013 a 7:58 AM #

    Vorrei un father Duffel anche qua. Il clima cattolico qua indurisce, le opinioni diventano più tradizionali dal clero. Se ci fosse un father Duffel qua, ci penserei anch’io a battezare mio figlio (anche se ci dovrei parlare alla lunga con mio marito ateo)

  2. francesco 20 febbraio 2013 a 3:01 PM #

    Si leggono molte cose sulle dimissioni del papa e sul nuovo che verra’. Da uomo penso semplicemente che basterebbe aprire le porte al sacerdozio femminile e la possibile carriera delle donne nelle gerarchie cattoliche per poter sperare tra qualche generazione di avere una Chiesa non piu’ indietro di 200 anni sui tempi in cui vive.

    Qui di seguito un passo da un testo di Don Angelo Casati, parroco fino pochi anni fa in S.Giovanni Laterano, Milano. Uno dei regali del Card. Martini alla nostra citta’.

    “……E inizio dicendo che nel viaggio, nel viaggio del libro, ci accompagna una donna. E non è poca cosa. Ci accompagna il femminile. E così siamo salvi. Salvi dal pericolo di un parlare da geometrie che nascono dall’alto: le donne si chinano sulla terra e pensano. Pensano a partire dalla terra. Anche Arturo è affascinato dal femminile della vita. Da cui nasce un pensare, dico un pensare – perché succede ancora oggi di sentir dire che gli uomini pensano e le donne sentono – un pensare delle donne, che però viene dalla vita. Dalla vita su cui ci si è chinati. Nasce dal basso.”

  3. Louise Bonheur 20 febbraio 2013 a 10:24 PM #

    Ciao Lucina, sono arrivata al tuo blog dal link che hai postato su Uagdc. Mi piace molto e apprezzo soprattutto questo post che tocca dei temi che mi stanno molto a cuore.
    Un pò di tempo fa ho scritto nel mio blog questo post:
    http://al-mafraj.blogspot.it/2012/04/e-che-lola-disegnano-cosi.html
    Oggi, a distanza di quasi un anno da quel post, mi piace leggere il tuo come una sorta di ‘risposta’ a quel desiderio di intravedere tratti diversi per un disegno nuovo del Cristianesimo.
    Complimenti per il tuo lavoro e a presto!
    Louise.

    • lucinadimeco 20 febbraio 2013 a 10:30 PM #

      Mille grazie “Louise” e complimenti per il tuo blog!

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