Violenza Sulle Donne: Ma in che Paese Viviamo?

3 Gen

IMG_1432“Un rapporto sessuale negato, per questo Parolisi uccide la moglie”, titola oggi Il Corriere della Sera.

Mi viene da pensare: ma in che secolo viviamo? Ma in che Paese viviamo? Pensandoci bene, però, non mi sorprendo.

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite sull’Italia del giugno 2012, la violenza di genere continua a rappresentare la forma di violenza più pervasiva nel nostro paese, con centinaia di vittime e decine di femminicidi ogni anno. Alla base di questa violenza c’è la volontà di punire e alle volte perfino eliminare fisicamente donne che non rispettano il ruolo attribuito loro dai propri carnefici, magari rompendo una relazione o rifiutando un rapporto sessuale. La passione non c’entra, e meno male che almeno da un punto di vista legale lo abbiamo accertato. I vestiti attillati neppure c’entrano, anche se alcune persone malvage fanno fatica ad accettarlo. C’entra invece una società che ha la tendenza, vista crescere negli anni del Berlusconismo, a rappresentare la donna “a servizio” e “in funzione” dell’uomo. Complici di questa rappresentazione sono stati la televisione (giovani donne in costume da bagno che danzano intorno a uomini in giacca e cravatta), la politica (ex modelle che diventano ministro) e una stampa alle volte ipocrita, disposta minimizzare la gravità delle violenze quando a subirle è un’immigrata o magari una prostituta.

Dopo aver lavorato per molti anni nei diritti delle donne, reputo che in Italia sia necessario agire al più presto su tre fronti per arginare l’emergenza femminicidi e violenza di genere.

  1. Formazione e sensibilizzazione delle forze dell’ordine. In Peru e Brasile, ho lavorato a stretto contatto con ONG che offrivano corsi di formazione agli ufficiali di polizia sulla violenza di genere, sensibilizzandoli sull’importanza del rispetto dei diritti delle donne e delle persone omosessuali. Queste organizzazioni spesso aiutavano inoltre le caserme a stabilire protocolli chiari riguardo ai passi da seguire nei casi di violenza domestica, affinché’ le vittime fossero immediatamente incamminate verso i centri d’accoglimento e le cliniche specializzate che potevano offrire loro appoggio psicologico e medico, inclusa la pillola del giorno, nei casi di violenza sessuale. Purtroppo, in Italia non ci sono politiche nazionali di questo tipo e le iniziative esistenti dipendono dalla buona volontà e dal bilancio di alcune regioni virtuose. Se si vuole che la violenza di genere sia riconosciuta come tale e punita, è essenziale che i corsi di formazione per le forze dell’ordine includano sensibilizzazione sull’equità genere, i diritti delle donne e delle persone LGBT e informazione precisa sulla cornice legale e le infrastrutture di appoggio disponibili per le vittime.
  2. Media e dignità femminile. Negli Stati Uniti Google ha donato 1,2 milioni di dollari al  Geena Davis Institute on Gender in Media per sviluppare una piattaforma tecnologica che analizzi la rappresentazione di donne e bambini nei media. In Italia, non ci vogliono milioni di dollari per immaginare cosa ne uscirebbe. Nella nostra videocrazia, la maggior parte giovani donne che popolano gli show televisivi sono lì per estetica (Ezio Greggio) o per mettere in luce la superiorità intellettuale dell’uomo (Santoro). E’ necessario che i media assumano la responsabilità che risulta dal loro ruolo di creatori di opinioni. Iniziative importanti ma limitate, come la Campagna Mai Più Complici del Movimento Se Non Ora Quando, non possono cambiare la situazione da sole. In Italia, c’è bisogno di un organo che garantisca il rispetto della dignità degli uomini e delle donne nelle loro rappresentazioni nei media, in particolare la televisione, che, purtroppo, è il medio di riferimento per la maggior parte degli italiani.
  3. Educazione di genere nelle Scuole. In Francia, il governo sta varando una legge che introdurrà l’insegnamento obbligatorio dei temi di genere per i bambini dai 6 agli 11 anni, con la finalità di mettere in luce cliché e stereotipi legati al genere. Avendo lavorato con molte ONG che offrono corsi di formazione sul tema di violenza domestica e di genere nelle scuole, mi sono accorta che sono spesso proprio i bambini e le bambine a convincere le loro mamme/sorelle/amiche a denunciare gli uomini che fanno loro violenza. In Brasile, anni fa, una ragazzina mi ha raccontato di aver visto tutti i giorni suo padre picchiare sua madre e aver pensato che questo fosse normale. Infondo, succedeva lo stesso alla sua vicina di casa e a tutte le donne che conosceva e lei pensava che una volta cresciuta sarebbe successa anche a lei.  Poi un giorno, a scuola, le hanno insegnato che le donne sono cittadine con gli stessi diritti e lo stesso valore degli uomini e che la violenza contro le donne è un reato che può e deve essere denunciato e punito. Il valore di questo lavoro di sensibilizzazione di maestri e alunni al tema di violenza di genere non può più essere lasciato alla buona volontà di qualche regione, scuola o città, come lo è stato fino ad adesso, ma va promosso livello nazionale, senza ulteriori indugi, a prescindere dai tagli di bilancio.

Senza queste politiche, i buoni propositi internazionali (Convenzione di Istanbul sulla lotta alla violenza) e le parole della politica resteranno retorica. Le donne italiane ne hanno già sentite fin troppe di parole, ora aspettiamo i fatti.

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2 Risposte to “Violenza Sulle Donne: Ma in che Paese Viviamo?”

  1. Giada Santi 6 gennaio 2013 a 1:44 PM #

    Sono d’accordo con te. Qualche anno fa, durante il tirocinio post laurea presso il comune di Pistoia, ho collaborato con la mia tutor ad un progetto chiamato “Fili e Trame” che si ispirava proprio a tre concetti fondamentali per questo tema: PREVENZIONE, INFORMAZIONE, EDUCAZIONE. Abbiamo creato una rete di supporto alle donne lavorando a stretto contatto con i centri di accoglienza per le donne maltrattate
    ( come Il centro “Artemisia” di Firenze coordinato dalla dott.ssa Teresa Bruno), con la polizia municipale, con i carabinieri, con il pronto soccorso e, in più, siamo andate nelle scuole medie inferiori e medie superiori per “educare” i ragazzi contro la violenza di genere. Tale progetto comprendeva la città di Pistoia e provincia, Prato e Firenze. I risultati sono stati ottimi. Da allora, nel mio piccolo, continuo a interessarmi a questa tematica, ancora oggi, secondo me, messa troppo in secondo piano. Mi piacerebbe, in futuro, aprire un centro di sostegno psicologico di gruppo per le donne che hanno subito violenza.

  2. Paola 7 gennaio 2013 a 7:30 PM #

    Il fatto che l’Unione Europa abbia una linea di finanziamento specifica per la lotta alla violenza alle donne e ai bambini la dice lunga su quanto questi temi debbano ancora essere sviluppati, anche nel saggio Vecchio Continente.
    (http://ec.europa.eu/justice/grants/programmes/daphne/index_en.htm).

    Anche io sono rimasta colpita da quel titolo, aprendo il giornale on line la scorsa settimana.
    Incredibile. Pensare che siamo in Europa, in Italia, pensare che siamo nel 2013, dopo la fine del mondo!

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